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Home page > Categorie > Futurismo > libri futuristi> Rarefazioni e parole in libertà
  • Corrado Govoni

  • Rarefazioni e parole in libertà

  • Edizione originale: Milano, Edizioni futuriste di Poesia (Tip. A. Taveggia), 1915 [post aprile].

    «… Il risultato più alto del paroliberismo figurativo futurista.» — Ester Coen

    «… si ha la netta impressione che il Govoni occasionalmente marinettiano, il Govoni jongleur di immagini sia stato non solo il più rappresentativo ma il più poeticamente vitale.» — Eugenio Montale

    Uno dei vertici poetico-artistici del futurismo parolibero: nella sezione «Rarefazioni» sono proposte riprodotte ‘e manuscripto’ tavole dove disegno e parole in libertà convivono all’insegna di un voluto e simulato tratto infantile; nella sezione «Parole in libertà» è invece il virtuosismo tipografico a prevalere sul disegno, con alcune delle composizioni parolibere meglio riuscite e più famose della prima stagione futurista. A proposito delle «Rarefazioni» Claudia Salaris ha coniato la definizione di «analogie disegnate che traduc[ono] le immagini poetiche in figurazioni rarefatte, cioè libere dalla zavorra della sintassi e della retorica» (p. 194).

    Govoni 3

    Corrado Govoni, riconosciuto precursore del crepuscolarismo dei vari Gozzano, Palazzeschi, Corazzini, Moretti, era stato uno dei primi poeti a consegnare piena adesione al futurismo dopo il lancio del manifesto nel 1909; già collaboratore di «Poesia», affidò la sua opera per qualche anno in esclusiva a Marinetti, che divenne senz’altri il suo editore.

    Govoni 3

    Tra 1914 e 1915 si consuma tuttavia il divorzio tra «lacerbiani» e futuristi: il movimento perdeva esponenti del calibro di Palazzeschi, che assieme ai fiorentini e alla rinnovata «Voce» di De Robertis andava a costituire un polo di grande attrattiva; in questo contesto incerto e instabile, Govoni aveva già concluso la raccolta che sarà Inaugurazione della primavera, pubblicata dopo i tentennamenti di Marinetti proprio con «La Voce» derobertisiana; e sta elaborando la sua idea delle parole in libertà (delle quali almeno una, Campana di chiaro di luna, venne proposta in prepubblicazione alla rivista fiorentina).

    Govoni 5

    Al poeta ferrarese non era sfuggita la profonda e «sconcertante» rilevanza della nuova strada aperta dallo Zang tumb tuuum marinettiano: «… ricevo col più grande piacere il tuo stranissimo sconcertante e affascinante libro che ti pone al di sopra di tutte le letterature. È innegabile che tu porti nella poesia dei valori nuovissimi … e che apri … un meraviglioso orizzonte inesplorato che noi oscuramente presentivamo ma che non avevamo la forza di conquistare», scriveva a Marinetti il 10 maggio 1914.

    Govoni 4

    Osservando questo «orizzonte inesplorato» Govoni concepiva un progetto radicale, destinato nelle intenzioni addirittura a spingersi oltre le «solite forme di mattonelle che caratterizzano i libri»:

    «Perché non fare dei libri che si aprano come organetti macchine fotografiche ombrellini ventagli?»

    «… il libriccino … l’ho intitolato organetto e ti dico quello che avevo pensato riguardo all’edizione. Di … dare alle pagine interne il formato a compartimenti che si apre e si chiude come quello di un organetto. … La copertina anteriore [dovrebbe] portare oltre una piccola fettuccia di seta rossa [e] a mo’ di manico una fila di bottoni di madreperla per dar l’idea della tastiera dell’organetto. … Così la forma odiosa e odiata del libro solito sarebbe totalmente soppressa. | Perché non fare dei libri che si aprano come organetti macchine fotografiche ombrellini ventagli?» (11 gennaio 1915, a Marinetti).

    Govoni 3

    Marinetti editore, tuttavia, non contemplava il «libro d’artista»: il progetto marinettiano nasceva in aperta opposizione alla circolazione chiusa del libro nei circuiti letterari, e in maniera molto evidente non prendeva in considerazione neppure l’elitarismo d’avanguardia insito nel progetto govoniano di «anti-libro» — idea peraltro in discussione in quel momento nel cenacolo dei «fiorentini», e concretizzatasi per esempio nel Bïf§ZF di Ardengo Soffici.

    La raccolta parolibera di Corrado Govoni viene dunque pubblicata con una semplice brossura in carta di grammatura appena superiore a quella usata per la stampa; la legatura è a doppio punto metallico, la più economica possibile, e — dulcis in fundo — il formato è quello dell’in quarto, superiore all’usuale in sedicesimo delle Edizioni di «Poesia»: non la «solita forma di mattonella» ma di certo nemmeno il libriccino a soffietto che aveva in mente il poeta ferrarese. Un bell’esempio della determinazione e della forza tranquilla del Marinetti editore.

    Govoni

    Govoni 1

    Descrizione fisica e collazione

    In 4°, brossura beige con titoli impressi in sanguigna al piatto anteriore (indicazione di prezzo al posteriore), pp. 50 [6].

     

    Bibliografia essenziale

    —Umberto Carpi, “Govoni 1915” (in: Corrado Govoni: giornata di studio, Bologna 1983)
    —Claudia Salaris, Marinetti editore (Bologna: Il Mulino, «Saggi» 374, 1990)
    —Pablo Echaurren, Futurcollezionismo (Milano: Sylvestre Bonnard, 2002)
    —Domenico Cammarota, Futurismo: bibliografia di 500 scrittori italiani (Milano: Skira, «Documenti del Mart» 10, 2006)
    Corrado Govoni voce del Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 58 (2002)

     

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