Ernst - Une semaine de bonte'
  • 03 Ottobre 2016

    Ernst - Une semaine de bonte'

  • Paris, Aux éditions Jeanne Bucher, 1934

    Edizione originale.  Esemplare completo del rarissimo dépliant editoriale per la sottoscrizione.

    ERNST

    Bellissimo e importante libro d’artista, capitolo conclusivo di una trilogia di ‘romanzi a collage’ comprendente La Femme de 100 têtes (1929) e Rêve d’une petite fille qui voulut entrer au Carmel (1930).

    Esemplare 307 di una tiratura complessiva di 816 copie numerate a mano (delle quali sedici di testa variamente contrassegnate su carta diversa).

    Il dépliant allegato, su carta che potrebbe essere la velin d’Arches usata per la serie di testa, contiene un frontespizio, un sommario dell’opera — presentata tecnicamente come «suite de 188 gravures reproduites en phototypie» — la prima tavola della sezione Vendredi (la stessa che abbellisce su fondo verde l’astuccio), la scheda di sottoscrizione e una pagina che preannuncia l’edizione nelle sue caratteristiche e relativa tiratura:

    L’ouvrage [...] paraîtra pendant l’été 1934 en six cahiers (les deux dernières parties étant réunies en un seul cahier), dont les deux premiers paraîtront en Mars.

    Curiosamente, vengono qui annunciati 6 quaderni, ma ne saranno pubblicati soli 5, di cui l’ultimo comprendente le tre «parti» finali; il primo quaderno apparirà in aprile, e non in marzo, subito seguito dal secondo, mentre terzo e quarto in luglio, quinto e ultimo in dicembre.

    Come nelle intenzioni dell’autore, il primo volume reca una copertina violetta, il secondo verde, il terzo rossa, il quarto blu, il quinto gialla.  Secondo Spies, questa suddivisione corrisponderebbe a quella del sonetto Voyelles di Rimbaud, con una simbologia sociopolitica ben precisa per ogni colore; i risvolti cromatici saranno tuttavia rimossi nelle successive ristampe.

    [Ernst’s Une Semaine de bonté] again occupies the territory between livre d’artiste and artist’s book. [...] It was produced through a photo-mechnical process known as clichés traits, an echting procedure with the effect of wood engraving.

    (Bury, Breaking the Rules, London 2007, p. 36)

    L’opera contiene fototipie ricavate da collage di litografie (in prevalenza ottocentesche, prese da enciclopedie, romanzi e riviste illustrate del xix secolo): a una prima immagine realistica Ernst appone una serie di elementi che la rendono grottesca, inquietante e inquieta.  Une semaine de bonté appartiene al filone di quello che André Breton aveva già definito «libro-oggetto», sottolineando come non ci fosse ormai alcuna differenza nelle intenzioni artistiche tra le opere di Eluard e di Ernst: la parola scritta, il libro, veicolo di idee ‘concrete’ dall’antichità, viene ora considerato dormiente, e solo quest’arte può risvegliarlo dal suo torpore con le sue pagine incantate, cedendo il passo a un susseguirsi fluido di concetti e immagini, riassorbite nel magma psichico dall’artista/poeta e riproposte senza alcun filtro al fruitore del libro — lettore o ormai spettatore che sia.

    ERNST

    In a sense this is a book to end all books. It is ironic that this is one of the predecessors of today’s graphic novel.
    (Ivi, p. 37)

    Breton aveva già elogiato Ernst nel suo Avis au lecteur che faceva da introduzione a La Femme de 100 têtes.  Questo è di gran lunga il più intricato dei tre ‘romanzi’ dell’artista e per molti aspetti anche il più affascinante, probabilmente il più surreale e surrealista.  Ernst restituisce alla settimana una dimensione biblica, rovesciandola e plasmando una creazione distruttiva, irrequieta, innaturale, sovrapponendo i propri mostri al mondo.

    La sua semaine è così organizzata nei relativi elementi ed esempi che danno la cifra a ciascuna giornata:

     

    CAHIER ELEMENTO    ESEMPIO

    1 - domenica    

    il fango il leone di Belfort
    2 - lunedì l'acqua l'acqua
    3 - martedì il fuoco la corte del dragone
    4 - mercoledì il sangue Edipo

    5 - giovedì

         venerdì

         sabato

    il nero

    la vista

    l'ignoto

    la risata del gallo e l'isola di pasqua

    l'interno della vista

    la chiave dei canti

    La settimana di Ernst inizia quindi con la domenica come ancora oggi usa nell’Europa settentrionale ma, soprattutto, nella tradizione giudaico-musulmana, cara nel suo aspetto cabalistico ai surrealisti (e il nome domenica in ebraico e in arabo può essere letteralmente tradotto come “il primo”).  Una domenica di fango, da cui nasce una nuova creatura, come l’Adamo biblico e la Pandora esiodea nascevano dalla terra; ma il risultato di questa creazione sporca è un monstrum, con la testa leonina che cambia da una litografia all’altra, attore e spettatore del disagio del mondo.

    ERNST

    Questa atmosfera tetra si perpetua in gran parte dell’opera: l’acqua del lunedì è punitiva e angosciante, una zavorra che porta distruzione e morte, inondando le magioni dei ricchi e i bassifondi delle città; il fuoco del martedì (peraltro assente nelle illustrazioni) si manifesta attraverso i dragoni che accompagnano i protagonisti delle scene attraverso le sale di un sontuoso palazzo in un sobborgo malfamato; il sangue del mercoledì appartiene alla sfera di una sessualità morbosa, dove le teste umane sono sostituite da forme avicole, trasfigurazione dell’empietà di Edipo cara a Freud (e non va dimenticato, inoltre, l’Oedipus rex di Stravinskij, eseguito per la prima volta a Parigi nel 1927); il nero del giovedì accompagna le figure spettrali in una danza orgiastica e concitata di morte, mentre nell’Isola di Pasqua Ernst sostituisce i volti dei personaggi con pietre immobili e disperate; la vista del venerdì si dipana in tre «poemi visibili», brevi serie di immagini più semplici ed essenziali delle precedenti.  L’incognito di sabato, infine, spalanca le porte verso un nuovo mondo, dove tutto è sospeso e indefinito: ogni certezza svanisce, e sembra di rivivere i celebri versi del Voyage e dell’Hymne à la Beauté baudelairiani, dove oltre un abisso si percepisce un assoluto da conoscere, non importa se benigno o malvagio.

    Ogni giornata è introdotta da una citazione d’autore, così come le sezioni interne alle giornate.  Le epigrafi introducono allegoricamente ciò che segue nelle immagini e ne offrono una chiave di lettura: si veda ad esempio L’isola di Pasqua, introdotta da un alessandrino di Hans Arp (preso da L’Air est une racine, in Le surrealisme au service de la révolution 6, maggio 1933):

    Les pierres sont remplies d’entrailles. Bravo. Bravo.

    Le pietre, come già le teste dei leoni e degli uccelli, sono montate su corpi umani: il viso, sede tradizionale della manifestazione delle emozioni, viene così cancellato dalla fissità delle maschere.  A divenire espressivi sono dunque i corpi sotto le teste pietrificate «riempite di interiora».  L’esergo dell’ultima sezione del sabato, ovvero quella conclusiva dell’opera, è particolarmente efficace: una serie di punti sospensivi distribuiti su tre righe e attribuiti a Was-ist-das di Pétrus Borel, opera fittizia.

    ERNST

    La luce ‘partoriente’ creata e non imitata dell’arte di Apollinaire e Picasso, che secondo Breton non restituiva al mondo una chiave ‘geroglifica’ di comprensione, scompare solo in parte: rimane l’ambiguità che illumina la creazione dall’esterno, impedendo al lettore di cogliere l’aspetto più intimamente metafisico dell’immagine. Ma il mondo orfico (l’universo misterioso e affascinante — seppure spaventoso — a cui l’artista e il poeta, sempre secondo Breton, non si erano abbandonati) riemerge qui in tutta la sua forza, rivelando un Pimandro ambiguo e inconoscibile, che è però l’unica via di liberazione dalla catene del reale.


    Une semaine de bonté è un’opera non comune a trovarsi in buone condizioni e completa del cofanetto cartonato.

    Non abbiamo trovato alcuna menzione del foglio di sottoscrizione né nella letteratura, né nelle descrizioni di esemplari esposti o proposti alla vendita.

    Descrizione fisica 

    5 voll. in 4° (280 x 225 mm all’unghia), stampati dal maestro tipografo Georges Duval; pagine non numerate ma [44], [36], [50], [36], [70], in carta forte papier Navarre. —Brossure di diversi colori con unghiatura, stampate in nero al piatto anteriore. — Localizzati restauri ai margini e al dorso delle copertine, con parziale ricolorazione; occasionali fioriture alle prime e ultime carte, molto contenute, per il resto interno perfetto. — Conservati in astuccio editoriale in cartonato semirigido con pecette stampate al dorso e al piatto anteriore; bruniture e marginali segni d’usura, principio di rottura alla testa del dorso,
    Conservato il dépliant editoriale a sei facciate, impresso in nero su carta di pregio.

    Riferimenti

    Werner Spies, Max Ernst: Collagen. Inventar und Widerspruch (Köln: Dumont Schauberg, 1974)
    Stephen Bury (ed.), Breaking the Rules: The Printed Face of the European Avant Garde 1900-1937 (London: The British Library, 2007)
    Giuseppe Montesano, Max Ernst: Una settimana di bontà. Tre romanzi per immagini (Milano: Adelphi, 2007)
    Werner Spies, Max Ernst Une semaine de bonté: Les collage originaux (cat. della mostra; Paris: Gallimard, 2009)

     

    [F. K.]