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Home page > Categorie > Ottocento > Operette morali
  • Giacomo Leopardi

  • Operette morali

  • Rara prima edizione, in gran parte originale: Milano, presso Ant. Fort. Stella e Figli (verso del frontespizio: Tipografia Manini), MDCCCXXVII [1827].

    «Ho letto il libro del Conte Leopardi: mi parve il libro meglio scritto del secolo nostro» (Niccolò Tommaseo)

    Le Operette morali uscirono dai torchi del Manini nel giugno 1827: contengono 21 testi, 18 dei quali del tutto inediti. Le vicende che condussero alla loro pubblicazione furono tutt’altro che semplici.

    Nel gennaio 1826, sul numero 61 dell’«Antologia» e per iniziativa del Giordani, vennero infatti pubblicate per la prima volta il Tasso, il Colombo e il Timandro sotto il titolo comune «Delle operette morali del conte Giacomo Leopardi | Primo Saggio».  Leopardi, però, non ne fu per nulla soddisfatto: si disse addirittura «un poco umiliato» e denunciò allo Stella e al Viesseux «errori di stampa madornali, alcuni dei quali guastano affatto il senso» (Besomi, pp. XLVI, LXIX).

    Leopardi Operette

    Rifiutata l’idea di stampare tutte le Operette sulla rivista, l’autore si mise immediatamente in cerca di un editore. Iniziarono così le trattative con il milanese Antonio Fortunato Stella, presso il quale aveva già in cantiere le Rime di Francesco Petrarca e la Crestomazia Italiana. L’accordo si fece. Per sondare la reazione della censura, Stella pubblicò sul «Nuovo ricoglitore» le operette già apparse sull’«Antologia»; ne ricavò quindi un estratto, vera e propria ristampa con correzioni: «Ella troverà che alcuni degli errori corsi nell’“Antologia” sono stati corretti nella ristampa del “Ricoglitore”, ma non tutti. Tutti li troverà tolti nelle copie che ho fatto tirare a parte, dando ad esso saggio una forma d’opuscolo in due fogli in 8» (Lettera di A.F. Stella, cit. in Besomi, p. LXX). 

    Leopardi Operette 1

    Temendo un intervento della censura, Stella propose a Leopardi di pubblicare tutte le Operette sul «Ricoglitore». Il poeta, però, rispose piccatissimo: «Se a far passare costì le “Operette morali” non v’è altro mezzo che stamparle nel “Ricoglitore”, assolutamente e istantemente la prego ad aver la bontà di rimandarmi il manoscritto al più presto possibile. O potrò pubblicarle altrove, o preferisco il tenerle sempre inedite al dispiacer di vedere un’opera che mi costa fatiche infinite, pubblicata a brani in un Giornale» (Lettera del 31 maggio 1826).

    Leopardi Operette

    Stella tornò allora sui suoi passi, continuò a trattare per la stampa e finalmente superò i vincoli della censura, proponendo a Leopardi una nuova soluzione: la pubblicazione delle Operette  nella collana della «Biblioteca amena». Ma l’autore, ancora una volta, rispose negativamente, quasi offeso: «un libro di argomento profondo e tutto filosofico e metafisico, trovandosi in una “Biblioteca per Dame”, non può che scadere infinitamente nell’opinione, la quale giudica sempre dai titoli più che dalla sostanza» (Lettera del 6 dicembre 1826); per la seconda volta dunque, Leopardi chiese che gli venisse riconsegnato il manoscritto.

    Nonostante tutto, ai primi del 1827, Stella e Leopardi trovarono un’intesa, e il volume poté andare in stampa: il lavoro di composizione e correzione proseguì fino al giugno dello stesso anno, quando il capolavoro di Leopardi, unico esempio di prosa artistica pubblicata in vita dal poeta, vide la luce. Fino all’uscita postuma dei Pensieri e dello Zibaldone, le Operette morali rappresentarono l’unica raccolta compiuta di scritti in prosa dell’autore, nonché il nucleo fondamentale della sua filosofia e una chiave di lettura imprescindibile dei Canti.

    «Le Operette morali sono il libro da cui deriva tutto quello che scrivo» (Italo Calvino)

    Leopardi Operette

     

    Descrizione fisica e collazione

    In 8°, brossura originale muta di color azzurro, pp. [4] 255 [1] di indice; mezzi fogli di guardia originali. 

    Nelle immagini notevolissimo esemplare in barbe (201 x 114 mm) nella brossura originale muta d’attesa. Copertina normalmente consunta ai margini e a testa e piede del dorso; traccia di antica etichetta rimossa in testa al dorso; sporadico foxing e qualche brunitura alle carte.

     

    Bibliografia essenziale

    —Mazzatinti e Menghini, Bibliografia leopardiana, n. 667
    —Catalogo del fondo leopardiano, n. 92
    —Besomi, Operette ed. critica, passim

     

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