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  • Giuseppe Ungaretti

  • Il porto sepolto

  • Poesie di Giuseppe Ungaretti presentate da Benito Mussolini con fregi di Francesco Gamba

    Prima edizione: La Spezia, Stamperia Apuana di Ettore Serra, 1923.

    Ungaretti 1

     

    È il 1923 quando la Stamperia Apuana di Ettore Serra di La Spezia pubblica la splendida edizione in grande formato del Porto sepolto. Sono gli anni in cui Ungaretti è in Italia, vive in provincia di Roma, dove collabora con il Ministero degli Esteri e con diverse riviste italiane e francesi, viaggia per conferenze, ottiene numerosi riconoscimenti e aderisce al fascismo. 

    Il porto sepolto del 1923 è un libro composto con grande gusto da Ettore Serra: lo stesso Ettore Serra commilitone di Ungaretti che aveva raccolto e pubblicato nel 1916, in un’edizione tirata in sole 80 copie, i componimenti, scritti su foglietti di fortuna, che durante la guerra sul Carso il poeta conservava disordianatamente in un tascapane.

    È in tal senso che questo volume può essere considerato una prima edizione tout-court. Le revisioni e le integrazioni rispetto a quella di 1916 sono moltissime: oltre alle modifiche alle 30 poesie (rispetto alle 33 della prima) si aggiungono le 26 poesie (sempre con varianti) tratte da Allegria di naufragi del 1919, e alcune inedite.

    Il volume è disegnato da Francesco Gamba, tirato in 500 esemplari fuori commercio, numerati a mano con la presentazione di Benito Mussolini, che Ungaretti aveva conosciuto nel 1915.

    Le straordinarie poesie, l’impaginato elegantissimo, la carta di gran pregio, il formato album e gli ornamenti xilografici contribuiscono a rendere questo uno dei più bei libri del Novecento italiano.

    Si apre con estrema lentezza, due carte completamente bianche, cui seguono tre carte stampate solo recto: in posizione di occhietto un riquadro inciso (viandante femminino, di profilo, con bisaccia e bastone che si abbevera), il frontespizio figurato che riprende in piccolo e con varianti il disegno di copertina, e un medaglione inciso a titolo per la Presentazione di Benito Mussolini.

    Quindi l’occhietto inciso solo recto ad aprire le Poesie, organizzate in tre sezioni, ciascuna introdotta da quattro carte solo recto, con il medaglione inciso per il titolo-sezione e a seguire una tavola a piena pagina:

      Sezione   Tavola
      Elegie e madrigali    Auleta nuda
      Allegria di naufragi 
      (dedicata a Papini)
      Bagnante nuda
      Porto sepolto             (dedicata a Soffici)   Soldato accasciato

    Ungaretti
    Le sezioni sono precedute da Sirene, dedicata a Jean Paulhan e posta a soglia della raccolta. Chiudono il libro, con altrettanta lentezza:

    - sette carte non numerate di indice (con apposito occhietto inciso solo recto);
    - la carta del colophon inciso solo recto;
    - una carta con dedicatoria incisa solo recto: QUESTI FREGI SONO DEDICATI ALLA NOBILE E GENTILE SIGNORA IDA SERRA;
    - una carta con marca editoriale ES incisa solo recto;
    - una carta bianca


    Nelle xilografie di stampo quattrocentesco e gusto apertamente preraffaellita (in cui risulta chiaro l’influsso dell’infanzia dell’artista, cresciuto in Gran Bretagna tra Inghilterra e Scozia) si coglie la poetica di Francesco Gamba, definito da Ettore Cozzani «poeta dei bimbi e delle folle» per le scene di vita quotidiana presenti nelle sue opere: i legni del Porto sepolto sono molto semplici nella loro rappresentazione del soggetto, solo contro lo sfondo, appiattito in una bidimensionalità ornamentale ravvivata dalle voluttuose cornici.

    Ungaretti 3


    Le poesie della raccolta sono riprese, ridisposte e notevolmente modificate, da Allegria di naufragi 1919 e dal Porto sepolto 1916, nelle omonime sezioni. La prima parte, Elegie e madrigali, si compone invece principalmente di poesie inedite (eccetto tre già in Allegria di naufragi, e Paesaggio in La Ronda gen.-feb. 1921):

    - Le stagioni (a R. Bacchelli, a é. Bourges), Parigi febbraio 1920 e Roma ottobre 1922
    - Alla noia (a E. Cecchi, a P. Valery), Roma 19 luglio 1922
    - Trame lunari (a A.E. Saffi), Roma 29 giugno 1922
    - Silenzio in Liguria (a E. Serra, ad A. Spadini), Roma 31 maggio 1922
    - O Notte (a A. Breton, ad A. Gargiulo), Parigi dicembre 1919
    - Odo la primavera (a A. Savinio), Milano 1919

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    Le varianti d’autore sono tali e tante da indurre a privilegiare, per questo libro, la qualifica di prima edizione

    Sei poesie che, con l’introduttiva Sirene (datata Roma 15 aprile 1923), vanno a comporre il nucleo di inediti attorno a cui disporre materiale già edito, ma profondamente lavorato: come si accennava sopra, le varianti d’autore sono tali e tante da indurre a privilegiare, per questo libro, la qualifica di prima edizione in luogo a quella — diffusa ma semplicistica — di seconda.

    A percorrere l’elenco dei dedicatari (spesso aggiunti ad hoc in questa edizione) si ha come l’impressione di scorrere il «Chi è?» del milieu modernista italo-francese: Aragon, Carrà, Breton, Rebora, Viani, De Chirico, Montano, Cecchi, Valery, Savinio, Paulhan, Cardarelli, Marone, Papini, Soffici, Prezzolini, De Robertis, Apollinaire... Ci sono tutti, dalla Voce a Lacerba passando per La Diana e chiudendo con la Nouvelle revue française.  C’è una precisa strategia in atto da parte del poeta a presentarsi come esponente rilevante della cultura europea, e in questo quadro va collocata la Presentazione di Mussolini.

    Ungaretti era in ottimi rapporti con Mussolini, perché era stato corrispondente da Parigi del quotidiano del Duce, ”Il popolo d’Italia”.  In rapporti ancora migliori lo era Ardengo Soffici, l’unico che si permettesse di dare del “tu” a Mussolini.  E perciò si presentarono tutti e tre — Serra, Soffici e Ungaretti — a Palazzo Chigi, dove l’usciere annullò tutte le visite del Duce perché i tre potessero parlare con lui a loro agio. (Mughini, I 51 libri italiani più belli degli ultimi cento anni, p. 200s.)

    La prefazione del Duce suona semplice ed essenziale, ma non priva di una certa forza: «Il mio compito non è di recensir[e]: coloro che leggeranno queste pagine si troveranno di fronte ad una testimonianza profonda della poesia fatta di sensibilità, di tormento, di ricerca, di passione e di mistero».

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    Descrizione fisica e collazione

    In 4° (350 x 246 mm all’unghia); pp. 133 [15], ill. b.n. n.t.  Carta in barbe di gran pregio con marca editoriale «E[ttore] S[erra] in filigrana, appositamente fabbricata dalla cartiera Magnani di Pescia. — Copertina in brossura muta con unghiatura, sovracoperta risvoltata a tamburo; notevole disegno xilografico di F. Gamba al piatto anteriore: una ricchissima cornice inquadra i titoli, anch’essi disegnati, e la marca editoriale.

     

    Bibliografia essenziale

    —Mario Barenghi, Da un porto all’altro: Ungaretti 1923 (in Id., Ungaretti: un ritratto e cinque studi, Modena: Mucchi, 1999, pp. 131ss.)
    —Francesca Corvi, Giuseppe Ungaretti: Il porto sepolto (1922): Un libro inedito (Milano: Biblioteca di via Senato, 2005)
    —Giampiero Mughini, Da Italo Svevo a Maurizio Cattelan: i 51 libri italiani più belli degli ultimi cento anni (in Una casa romana racconta, Milano: Bompiani, 2013, pp. 181-255)
    —Rosy Cupo, Ungaretti poeta organico? Per una lettura ideologica delle varianti del Porto sepolto (1923) (in Filologia italiana 8, 2011, pp. 209-229).

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