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- 21 Maggio 2026
MUNARI tutto di carta
È possibile acquistare una copia cartacea del catalogo, un’edizione di pregio in cartonato a plastificazione opaca con sovrastampa lucida, 640 pagine con 1007 schede e centinaia di immagini a colori, cliccando QUI .
QUI è possibile leggere il catalogo informato elettronico PDF.

Lo sapevate che «L’aquilotto implume» non fu pubblicato nel 1929ma nel 1931? E che l’originale di «Mondo aria acqua terra» non è del 1940 ma del 1945 — e quindi non fu «the first publication in Munari’s name, for all intents and purposes, [...] even before the books for Einaudi» (Colizzi, p. 211) — così come idue libri-gioco «Via Mercanti» e «Teatro dei bambini»?
«Nella notte buia» — probabilmente il capolavoro assoluto di Munari nel campo dei libri per bambini — fu presentato e venduto già alla fine del 1955, e questo a dispetto della data stampata in ogni edizione d’epoca, che è sempre e solo «© 1956». Presto esaurita la prima stampa, Muggiani lo ristampò in quattro «edizioni», vere e proprie tirature differenti realizzate nel corso del decennio successivo, fino alla metà degli anni sessanta (ma librai e collezionisti oggi pensano che si tratti di false indicazioni editoriali a puro scopo promozionale…). «Nella nebbia di Milano» fu pubblicato la prima volta nel 1968 in co-edizione Emme/Zanichelli — che è l’edizione originale — e poi fu ristampato due volte sotto le semplici insegne di Emme, la prima delle quali ristampe, non dichiarata come tale, viene oggi spacciata per originale.

E se gli splendidi «Panorami sonori» Sugar sono della fine del 1959 invece che del 1962, lo sapevate che il famoso illeggibile quadrato pubblicato in Olanda non è affatto del 1953, ma addirittura del 1963, dieci anni più tardi? E che dire di due libri che dovrebbero essere del 1990 — «Alta tensione» e «Occhio alla luce» Osram — e invece risalgono rispettivamente al 1991 e al 1993?

Queste sono solo alcune delle novità contenute in «Munari tutto di carta», il catalogo monografico che verrà presentato al pubblico martedì 26 maggio 2026. Contiene oltre mille schede ragionate — 1007, per la precisione — a tracciare un percorso bibliografico che comincia nel 1927 e termina esattamente nel 1999, cioè alla fine del millennio, un anno dopo la morte dell’artista, in tempo perché si realizzino alcuni degli ultimi progetti già avviati ed escano le prime, accorate, ricognizioni commemorative.
Cartella stampa
In questo lasso di tempo così ampio, che rende Bruno Munari uno degli autori più longevi tra i grandi nomi della storia artistica e culturale d’Italia (settant’anni di carriera attiva, che battono i sessant’anni di un altro gigante di prolificità come D’Annunzio, e i quarant’anni di Marinetti), il lavoro dell’artista passò dai coni futuristi di fine anni venti al più spinto astrattismo della seconda metà degli anni trenta, periodo nel quale l’artista toccò vertici di modernità assoluta poi continuamente riproposti.

Un periodo straordinariamente poco studiato e sottostimato dell’attività di Munari, anche a causa dell’estrema penuria di opere e documenti; un periodo su cui contribuisce a gettare maggior luce un’apposita sezione d’inediti in catalogo assieme allo splendido saggio su «Munari aeropittore» firmato dallo specialista Enrico Barbieri.
Senza soluzione di continuità, Munari continuò a lavorare nel secondo dopoguerra seguendo alcune macro-direzioni che proviamo a riassumere.
I libri e i giochi per bambini, dalla storica serie del 1945 e i pupazzi in gommapiuma Pirelli (1949) ai laboratori «giocare con l’arte» degli anni ottanta, senza interruzioni — anzi: con un’intensità sempre più specialistica e dedicata che ci obbliga oggi ad affibbiagli anche la qualifica di pedagogo, illustre interprete della scienza dell’educazione di montessoriana memoria (per usare un nome di cui si fregia la nostra storia italiana fino a farne icona da stampare sulle banconote — e anche a Munari dovremmo dedicargliela, una moneta).
Il lavoro nell’editoria — nei Periodici Mondadori, con Bompiani, Club degli Editori, Einaudi… — che corse parallelamente all’inesausta sperimentazione sul formato-libro (libri metallici, di legno, illeggibili…).
La produzione di design, dagli oggetti Danese ai mobili Robots, dentro e fuori gruppi e associazioni (Compasso d’Oro, ADI, Gruppo ED - Exhibition Design) mantenendo sempre forte e autonoma la propria voce nel dibattito contemporaneo durante gli anni d’oro del design italiano.
La sua parabola artistica personale, che proseguì senza pause nell’indagine del purismo astratto-concreto, della produzione di colori e immagini, del funzionamento della percezione e dei linguaggi, riattualizzando di volta in volta invenzioni storiche e nuovi filoni e terminando con una vasta produzione di laboratorio a cavallo tra anni ottanta e novanta — quel momento in cui il progettista Munari demandava la realizzazione di grandi olii ad artigiani di sua fiducia, apponendo solo in fine il proprio sigillo autografo (una fase artistica peculiare e interessante che tuttavia nessun professionista dell’arte oggi sembra raccontare come dovrebbe).

Mentre cambia ed evolve il lavoro di Munari, cambia ed evolve il mondo attorno a lui, i linguaggi grafici, il colorismo un po’ selvaggio degli anni cinquanta cede il passo al rigoroso bianconero assoluto degli anni sessanta, il razionalismo un po’ didascalico degli anni settanta (pensiamo al restyling di Einaudi accanto al linguaggio grafico dominante di Unimark) che cede il passo al barocco degli anni ottanta e alla confusione degli anni novanta quando le nuove tecnologie cominciarono a dettare un’agenda di sempre più rapida ed inesausta evoluzione… Un vero e proprio viaggio, a braccetto con Bruno Munari, dentro la storia artistica e culturale del Novecento italiano.
Dedicheremo a questo catalogo la serata di presentazione, in un’affascinate data dagli echi cabalistici che cade il sesto giorno del sesto mese del 2026, quando un eminente membro dell’informale gruppo dei “nerd munariani” quale Stefano Salis converserà con il curatore del catalogo, Giacomo Coronelli, e il collezionista da cui tutto ha preso avvio, Federico Montecchi.

La settimana successiva dedichiamo invece un appuntamento specifico a «Munari futurista», portando in libreria due intenditori di differente estrazione: lo storico dell’arte Matteo Fochessati, conservatore della Wolfsoniana e tra i massimi esperti italiani di arti decorative ed applicate; ed Enrico Barbieri, che alla sua principale attività di manager nel settore marittimo affianca quella di ricercatore e raffinato collezionista di arte futurista tra le due guerre. Il 4 giugno 2026 la coppia raggiungerà Milano da Genova assieme all’aeropittura «Mistero cosmico» di Bruno Munari (1931-1933), per un solo giorno in trasferta speciale dalla mostra sul futurismo aperta a Palazzo della Meridiana: questo straordinario capolavoro della collezione Montecchi sarà affiancato al servizio da antipasto disegnato da Munari per le ceramiche Mazzotti nel 1929 e al libro di latta «Anguria lirica» del 1934, a dare sostanza al dibattito.

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