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  • 25 Marzo 2020
  • Alberto Arbasino, cronista e cantore dell’Italia del Novecento

  • Il 23 marzo è morto Alberto Arbasino, uno dei più noti scrittori italiani del dopoguerra, uno dei più iconici cronisti di vizi e virtù degli Italiani (e dell’Italia).

    Nato a Voghera, nel 1930, laureato in giurisprudenza a Milano, esordì con Le piccole vacanze (1957) e fu per tutta la vita molto legato a Roma e alla società romana, come traspare nella sua opera. Ma non abbandonò mai le origini e gli autori della sua terra lombarda: fortemente influenzato da Luciano Anceschi (e pure dal piemontese Longhi) fu allievo spirituale di Dossi e di Gadda; attratto dalla bêtise che tanto aveva affascinato i due narratori prese spunto dal Parini per i «giovani signori» che tratteggia in Fratelli d’Italia (Einaudi, 1963).

    Il nome di Arbasino è legato al Gruppo 63, la neoavanguardia, fin dall’ottobre 1963, mantenendo la libertà e l’assenza di regole tipiche di quel movimento senza manifesto. Si segnalò, ancora molto giovane, per i suoi frequenti contributi a riviste culturali («Quindici») e periodici («Il mondo», da cui viene per esempio La bella di Lodi, messo in cinema da Mario Missiroli). Collaborò a lungo con il «Corriere della sera» e fu tra i primi a lavorare per «La repubblica», firmando un articolo sul primo numero del quotidiano romano, nel 1976.

    Ebbe fin da subito un fortissimo gusto per la citazione, come appare già nel titolo del suo libro più noto, il citato Fratelli d’Italia (1963, profondamente rivisto e aumentato 1993), e nelle prime righe, intessute di reminiscenze tratte dalla Pioggia nel pineto. Lo notiamo ancor più nella rubrica che tenne sul «Giorno», «Le mura e gli archi» (si veda il primo verso della canzone All’Italia di Leopardi): Arbasino seppe elaborare un sofisticato gioco di rimandi ed omaggi letterari, accostamenti arditi, spesso marcatamente ironici.

    La trilogia romanzesca dedicata al «sottomondo borghese» si conclude con Super-Eliogabalo nel 1969.

    Profondo conoscitore di musica colta, scrisse spesso cronache di viaggio. Girava per l’Europa (vedi per esempio Parigi o cara), assisteva ai concerti delle grandi orchestre, alle rappresentazioni di opere liriche, non solo soffermandosi sulla regia o sulla scenografia, ma sempre integrando con intelligenti divagazioni sui luoghi dell’evento.

    Testimoniano il suo acume di cronista dell’Italia novecentesca anche alcune, oggi diffusissime, espressioni da lui introdotte nel gergo giornalistico, come «casalinghe di Voghera»; o quelle sarcastiche per indicare le tre fasi evolutive dello scrittore italiano, da «brillante promessa» a «solito stronzo» per finire come «venerato maestro».

    Approfondimenti

    Arbasino, L’anonimo lombardo (1959)
     
    Arbasino, Parigi o cara (1960)
     
    Arbasino, La narcisata, La controra: due storie romane (1964)
     
    Arbasino, Off-off (1968)
     
    Arbasino, Super-Eliogabalo: romanzo (1969)
     
    Arbasino, La bella di Lodi (1972), con dedica autografa dell’autore
     
    Arbasino, In questo Stato (1978), con dedica autografa dell’autore
     
    Arbasino, Biglietto da visita autografo siglato

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    Consulta il nostro catalogo tramite la ricerca avanzata, dove è possibile trovare ampio materiale e approfondimenti sul mondo che ruotava attorno ad Alberto Arbasino, da Carlo Emilio Gadda alla neoavanguardia di Luciano Anceschi, Alfredo Giuliani, Nanni Balestrini, Edoardo Sanguineti, Antonio Porta, Umberto Eco e Giorgio Manganelli.

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