Umberto Eco bibliofilo: i manoscritti della Collezione Pieraccini
  • 09 Aprile 2018

    Umberto Eco bibliofilo: i manoscritti della Collezione Pieraccini

  • Nei giorni in cui Bologna e Milano si contendono l’eredità della ricchissima biblioteca (più di 30 mila volumi) di Umberto Eco, si riscopre l’animo lettore, bibliofilo e collezionista dell’intellettuale, possessore, secondo una stima degli eredi, di ben 1200 volumi di libri rari e antichi. E proprio questo lato della personalità dello scrittore alessandrino emerge da un’interessante lettera autografa, parte della collezione di Rolando Pieraccini presentata nel catalogo “Lettere firmate”.

    La carta è stata menzionata sulla “Repubblica” (6 aprile 2018), tra le righe di un articolo dedicato alla figura dell‘intellettuale nei ricordi dei librai milanesi.

    Umberto Eco - La Repubblica

    La lettera inviata a Walter Alicke, celebre libraio antiquario del Liechtenstein, è datata 2 maggio 1988 rivela gli interessi dello scrittore, la cui collezione è incentrata su «semiotica, curiosa, magica and pneumatica».

    «[...] I’m looking for one of your catalogues, which is not in your present list: 305 - Alchemy and source book in chemisty. My collection is centered around Semiotica, curiosa, magica and pneumatica. Secret languages, symbols, emblems, curious logic [...]. In this sense I am interested also in kabbalism, alchemy and so on. I have 22 Kircher (upon 32, and I’m still looking for a copy of Oedipus Aegytiacus) and other things between science, magics and so on [...]. Thus you know what I am interested in, for future catalogues [...]».

    Oltre a questa missiva, nel catalogo sono presenti la preziosa prima edizione de Il nome della rosa con dedica autografa, un testo dattiloscritto in prosa e alcune lettere (autografe e dattiloscritte) dell’intellettuale.

    In due carte della metà degli anni sessanta, inviate a Rolando Pieraccini, veniamo a conoscenza delle modalità di lavoro di Umberto Eco.

    Nel dicembre del 1964 Eco scrive a Pieraccini:

    «[...] Ho cercato tra le mie carte se trovavo qualcosa che potesse aspirare alla menzione lusinghiera di “manoscritto autografo”, ma si vede che manco del senso di posterità, perché butto via tutto non appena ho scritto a macchina gli elaborati definitivi. Tutto quello che ho è rappresentato da schede e da appunti di lavori incompiuti, e come tali li debbo conservare. Ma anche una lettera costituisce un autografo [...] e smentisce se stessa. [...]».

    Umberto Eco - Lettera 1

    Nell’ottobre del 1965 Umberto Eco risponde nuovamente a Pieraccini:

    «[...] sono onorato della Sua insistenza e provvedo quindi al succo del Suo limone affinché il Suo “agrumeto” letterario sia al completo. Spero che ai fini della Sua collezione il termine “manoscritto” sia piuttosto lato; infatti [...] scrivo a mano schede e appunti che però mi servono per il mio lavoro, mentre i testi veri e propri che poi pubblico li scrivo direttamente a macchina, salvo poi correggerli in vari modi, come questo che Le invio. Tra l’altro questo articolo non è poi quello che è apparso sull’Espresso, dato che all’ultimo momento l’avevo rifatto in modo diverso. Quindi, in un certo senso, è un inedito [...]».

    Umberto Eco - testo in prosa

    L’inedito a cui si fa riferimento è un testo in prosa, allegato alla lettera che presenta, oltre alla firma e dedica autografe, molte cancellature e modifiche, segno di una fase redazionale non definitiva. Il testo, senza titolo, è la recensione al volume Panfilo Gentile, Polemica contro il mio tempo (Volpe Editore, 1965).

    «Il fatto, secondo l’unico testo rimastoci, il manoscritto B.N. 1000789, detto “Gentle Yacht”, avvenne verso il 1970. Fu allora che l’Italia cadde in mano comunista, e che il colpo di stato fu originato dall’enciclica Alienatio delenda con la quale Paolo VI gettava finalmente la maschera. D’altra parte le intenzioni del “pontefice rosso” erano palesi da tempo, sin da quella allocuzione agli imprenditori industriali, in cui aveva recisamente affermato che l’accumulo dei mezzi di produzione nelle mani della classe egemone [...] potevano essere eliminate solo attraverso una dittatura del proletariato affinché il lavoratore potesse recuperare la propria essenza alienata [...]». «Vorrei avvertire il lettore che quello che ha letto non è un racconto di fantascienza. è una recensione un poco arricchita [...] la differenza tra Panfilo Gentile e me è che lui parla sul serio [...]».

    Tra le carte della collezione anche un’annotazione e firma autografa, su una lettera dattiloscritta di Dossena, in cui si accenna a un progetto editoriale ormai accantonato.

    Umberto Eco - annotazione

    Potete scaricare qui il catalogo “Lettere firmate” in formato pdf