D'Albisola, Munari - L'anguria lirica
  • 29 Settembre 2016

    D'Albisola, Munari - L'anguria lirica

  • Roma, Edizioni Futuriste di Poesia – Savona, Lito Latta, s.d. [1934]

    Edizione originale.  Libro interamente stampato in cromolitografia su latta.

    ANGURIA

    Edizione originale del secondo libro di latta, esito conclusivo del lavoro di sperimentazione futurista intorno al libro-macchina cominciato nel 1927 da Fortunato Depero e Fedele Azari con l’imbullonato.  Libro d’artista tra i quattro capolavori assoluti del futurismo italiano (assieme al Bïf§ZF del 1916, all’imbullonato 1927 e al primo libro di latta 1932), l’Anguria lirica in latta è oggi uno dei più strabilianti risultati raggiunti dalle avanguardie internazionali nel campo della sperimentazione sulla forma-libro.

    Delle sole 101 copie stampate, questo esemplare si presenta in condizioni eccezionali, sopravvissuto senza ruggine e con pochissime tracce degli inevitabili urti, splendente nella sua cromatura originale.

    Il poemetto di D’Albisola («lungo poema passionale», nel sottotitolo che appare solo in copertina), organizzato in cinque «tempi» paroliberi ciascuno datato in calce in Savona a un giorno preciso della settimana 8-15 aprile 1933, è intercalato a 11 illustrazioni a colori di Bruno Munari (12 a contare la tavola in copertina), a piena pagina.  Completano l’apparato illustrativo del volume due notevoli contributi dell’architetto designer di origine bulgara Nicolay Diulgheroff: la grande marca editoriale lito-latta, capolavoro grafico costruttivista, che apre e chiude il volume (cc. [2]r e [18]r) ed è ribadita pure al piede della quarta di copertina; il delizioso piccolo disegno Tullio D’Albisola visto dal pittore arch. Nicolay Diulgheroff che abbellisce il frontespizio (c. [3]r), ritratto sintetico sviluppato in morbidi volumi aeropittorici.

    L’impaginazione e il layout design, curati dall’autore, tengono memoria della lezione costruttivista nell’utilizzo dei tondi di colore pieno, nelle campiture monocromatiche a piena pagina e nell’organizzazione geometrica dei pacchetti di testo, a volte sottolineata da riquadrature e sfalsata rispetto agli assi cardinali della pagina.  Il tocco figurativo morbido, rotondo, sfumato e soprattutto ironico di Bruno Munari contribuisce tuttavia a offrire dell’opera un’apparenza più sognante e fantastica, attenuandone il carattere spigoloso e meccanico.  La latta, trattata nei vuoti con cromature dorate alternativamente opache e riflettenti, sembra in questo libro — a differenza che nel suo predecessore — davvero una via praticabile a sostituire la tradizionale carta.

    Il testo è preceduto da una presentazione liricheggiante di Marinetti, e seguito da un sintetico commento critico, il Chiarimento di Vittorio Orazi (al secolo Alessandro Prampolini, fratello maggiore di Enrico) che colloca i versi nella lunga tradizione futurista degli ‘stati d’animo’:

    Il susseguirsi degli “stati d’animo” essenziali è colto e reso con immediatezza impressionistica e con la tipica agilità di notazione del paroliberismo futurista.
    (c. [18]r)

     

    ANGDET

    L’Anguria lirica stampata su latta fu affiancata da un’edizione su carta, pubblicata a Milano per i tipi di Chiattone e illustrata da Nino Strada invece che da Munari: pur nell’assenza di modifiche testuali e nella stretta contemporaneità e complementarietà delle due edizioni, esse risultano due opere completamente diverse, modificando in profondità tutto l’apparato grafico, la forma e la sostanza dell’opera — così essenziale nel costruire il complessivo significato del libro d’artista.

    Un esame ravvicinato delle due edizioni, su carta e su latta, offre qualche dettaglio della vicenda editoriale.  Nel marzo ’34 il progetto è già pronto, come scrive D’Albisola in una lettera a Thayaht — «[...] appena fuori l’anguria lirica con le illustrazioni di Munari per l’ed. in latta e di Nino Strada per l’edizione su carta a mano» (3 marzo 1934, ripr. in Libri taglienti esplosivi luminosi, p. 55) — e sono note copie dell’edizione in carta con dedica autografa dell’autore datata agosto 1934.  In questa edizione, la dichiarazione di tiratura menziona la «serie speciale in latta» come di «200 esemplari» — e saranno invece 101: 

    La presente edizione in Lito-Latta con disegni di Bruno Munari  è di  101 esemplari di cui solo 50 in commercio.
    (dichiarazione di tiratura alla c. [20]r)

    Ancora l’11 agosto Fillia lamentava «[...] il tuo libro di latta — Marinetti dice che è una leggenda, non esiste» (Salaris, Marinetti editore, p. 316).  L’edizione in latta uscì dunque in un lasso di tempo non esattamente circoscrivibile ma comunque da collocarsi nella seconda metà del 1934 e posteriore di qualche mese alla gemella su carta.

    La pagina immediatamente precedente alla dichiarazione di tiratura (c. 19v) reca lo strillo «è uscita la seconda edizione del libro di latta parole in libertà tattili-termiche-olfattive di marinetti» (che dovrebbe essere quella registrata da Cammarota al n. v.184 della bibliografia marinettiana: «In questa ristampa [datata 1934], la marca editoriale Lito-Latta di N. Diulgheroff è composta con lettere rosse invece che nere»). L’annuncio ben esemplifica lo stadio piuttosto avanzato in cui si trovava il progetto editoriale di Tullio D’Albisola: in particolare, tra il 1935 e il 1937 è testimoniato nei carteggi dei futuristi (Salaris, Marinetti editore, p. 317s., che attinge dai quattro Quaderni di Tullio D’Albisola pubblicati da Danilo Peressotto nel 1981) un progetto attorno al Poema dei Sansepolcristi di Marinetti che vedeva coinvolti Prampolini e Thayaht.  E dà da pensare anche l’intestazione in copertina dell’Anguria: poeti futuristi, al plurale, come fosse il titolo di una collana per l’editore lito-latta.

    L’Anguria lirica in latta, infine, è anche il trionfo del capitano Vincenzo Nosenzo, da proprietario di uno stabilimento per la lavorazione industriale della latta (principalmente scatolame e cartellonistica per la ristorazione) a insolito editore dell’avanguardia più sfrenata: tutta per lui è la dedicatoria sottoscritta all’antiporta dal trio Marinetti-Munari-D’Albisola (c. [2]v), e Marinetti lo ricorda con toni epici nella presentazione:

    Nello Stabilimento lito–latta di Savona, dove l’ampia latta del mare viene stampata con la tonda pietra d’oro del sole e la quadrata turchina del cielo, tra folle di bellissime operaie i cui occhi neri brillanti gareggiano con le vernici veloci delle automobili, fra tuffi di muscolature atletiche rosse-brune giù a spaccare liquidi cobalti, tinnì nascendo il primo libro di latta interamente metallico creato da [D’Albisola], in collaborazione col geniale industriale Nosenzo.
    (c. [5]r)

    Rarità

    «[L’Anguria lirica] condivide con il libro imbullonato di Depero il primato del libro più ricercato del futurismo italiano e quindi del Novecento» (Gambetti e Vezzosi, Rarità bibliografiche del Novecento, p. 240).
    Secondo un attento censimento delle principali risorse online, sono una manciata le presenze istituzionali in Italia (Centrale Firenze, Centrale Roma, Apice Milano, mart Rovereto, Kunsthistorisches Institut Firenze, Biblioteca di via Senato Milano), e altrettante nel mondo, esclusivamente negli usa (Harvard, Yale, Princeton, Getty, Wolfsonian, New York Public Library). Datal’esigua tiratura e l’intrinseca fragilità, l’Anguria lirica è un libro molto raro, soprattutto nelle condizioni della presente copia.

    Descrizione fisica

    In 16° grande (207 x 170 mm al cilindro; 195 x 153 mm i fogli; diametro del cilindro 25 mm); comprese le copertine sono [21] fogli di latta cromolitografata a colori recto/verso, a bordi ribattuti, con un filo di rame inserito lato legatura e aggangiato per le estremità entro un cilindro in latta cromata riflettente.
    Un leggero graffio intacca leggermente il rosso dell’anguria in copertina; alcune leggerissime tracce di piega al primo e all’ultimo foglio, molto contenute. Straordinario esemplare in ottime condizioni, pulito e luminoso, intatto in tutti i disegni interni e nella cromatura dorata delle pagine di testo. Se si eccettua una leggerissima traccia di urto, il dorso tubolare è perfetto.

    Riferimenti

    Giovanni Lista, Le livre futuriste: de la libération du mot au poème tactile (Modena: Panini, 1984)
    Claudia Salaris, Marinetti editore (Bologna: Il Mulino, 1990)
    Giorgio Maffei, Munari: i libri (Milano: Sylvestre Bonnard, 2002)
    Pablo Echaurren, Futurcollezionismo (Milano: Sylvestre Bonnard, 2002 — pp. 170-172)
    Domenico Cammarota, Filippo Tommaso Marinetti: bibliografia (Milano: Skira, «Documenti del mart» 5, 2002)
    Libri taglienti esplosivi e luminosi, a c. di Roberto Antolini (cat. della mostra; Trento: Nicolodi, 2005)
    Domenico Cammarota, Futurismo: bibliografia di 500 scrittori italiani (Milano: Skira, «Documenti del mart» 10, 2006 — n. 135.2)
    Lucio Gambetti e Franco Vezzosi, Rarità bibliografiche del Novecento italiano: repertorio delle edizioni originali (Milano: Sylvestre Bonnard, 2007)