Campana - Canti Orfici
  • 29 Settembre 2016

    Campana - Canti Orfici

  • Marradi, Tipografia F. Ravagli, 1914

    Edizione originale.  Esemplare dedicato da Manlio Campana a Giuseppe Bottai, con acclusa una fotografia vintage del poeta.

    Canti
     

    Il libro più drammatico del Novecento italiano.
    (Mughini, La collezione, p. 54)

    Straordinario esemplare della rara edizione originale dei Canti orfici, completo di tutte le carte paratestuali (nell’ordine: occhietto, frontespizio, pagina con la dedicatoria a Guglielmo ii) e appartenente alla tiratura ‘definitiva’ e corretta, dove non figura l’errata corrige e la carta usata per la stampa è di misura uniforme (Maini e Scapecchi, p. 40). 

    Lunga dedica autografa di Manlio Campana, il fratello di Dino, a Giuseppe Bottai:

    Alla Eccellenza Giuseppe Bottai artista nel pensiero e nelle opere, Ministro di bellezza e di bontà, questa rara copia della edizione di “Canti Orfici” curata personalmente dal Poeta, al quale Egli ha voluto sia reso onore e data sepolturaFoto degna, con devota riconoscenza offro
    Manlio Campana
    Palermo 10 maggio 1940 - xviii

    Insieme al libro, Manlio invia una fotografia di Dino Campana, con nota autografa al verso

    Dino Campana  |  poeta  |  nel suo anno  |  di grazia 1912.  |  —  |  Manlio Campana. 

    Le fotografie che ritraggono il poeta sono rarissime.  Talmente rare che — come noto dopo gli studi di Stefano Drei (da ultimo Dino Campana: ritrovamenti biografici e appunti testuali) — quello che per lungo tempo fu considerato il ritratto fotografico del poeta ritraeva in realtà un suo compagno di liceo, tal Filippo Tramonti.

    La dedica autografa di Manlio costituisce una preziosa testimonianza di come Giuseppe Bottai, precocemente, già nel 1940, si adoperò con solerzia per offrire a Dino Campana una degna sepoltura.  Gli anni quaranta sono infatti quelli in cui scadono i termini della sepoltura del poeta nel cimitero di San Colombano, dove venivano tumulati gli internati all’ospedale psichiatrico di Castel Pulci — le spoglie, se non richieste dalla famiglia, andavano disperse.

    Lo psichiatra Carlo Pariani, che più volte si recò in visita al poeta (Vite non romanzate di Dino Campana..., Firenze 1938), lanciò dunque un appello che fu raccolto da Piero Bargellini sulle pagine del Frontespizio, e che prontamente coinvolse le più importanti figure della cultura del tempo: nel maggio 1940 le spoglie di Campana furono riesumate alla presenza di Bargellini, Carlo Bo e Luigi Fallacara e deposte nella cappella di San Bernardo, sotto il campanile della Badia a Settimo.  Il rinnovato interesse per il poeta culminò il 3 marzo 1942 con una cerimonia ufficiale di sepoltura nella cappella di San Bernardo a cui parteciparono le maggiori personalità culturali dell’epoca, dallo stesso Bargellini a Pratolini, da Papini a Luzi, da Gatto a Montale.  E Giuseppe Bottai non solo partecipò alla cerimonia, ma contribuì al completamento del restauro della cappella.

    Le dolorose vicende di cui fu protagonista la prima edizione dei Canti orfici sono note: i continui rifiuti degli editori, la perdita del manoscritto Il più lungo giorno da parte di Ardengo Soffici, la travagliata stampa presso Ravagli, a spese dell’autore e di pochi amici contribuenti, la distribuzione a mano ai singoli compratori, da parte dello stesso Campana, e infine la distruzione di centinaia di copie, bruciate dai soldati inglesi in cerca di riparo dal freddo nell’inverno di Marradi.  Al termine di tutto questo, dell’edizione del 1914 rimangono ormai solo poche copie.

    L’esemplare presentato conserva il frontespizio e la dedicatoria

    a Guglielmo II imperatore dei germani l’autore dedica

    In altre copie, fu lo stesso Campana ad asportare le relative pagine, in un primo momento sulla base del proprio giudizio sull’acquirente del libro, come racconta Ardengo Soffici: 

    Secondo il tipo del compratore, il libro subiva più metamorfosi. Un individuo simpatico o giudicato intelligente poteva magari ottenere i Canti con la firma autografa del poeta, un sempliciotto borghese riceveva il libro secco secco, se non pure privato del frontespizio e della copertina posteriore incriminati.
    (Soffici, Dino Campana a Firenze, in Gazzetta del popolo del 16 e 30 ottobre 1930, p. 89) 

    Poi, per il timore delle ripercussioni che un ostentato filo-germanismo potevano comportare alla vigilia della prima guerra mondiale

    è ancora Soffici a descrivere un Campana «chiuso in un retrobottega del libraio Gonnelli» intento a cancellare o coprire con strisce di carta la pericolosa dedica.

    L’ultimo censimento effettuato da Roberto Maini e Piero Scapecchi nel 2013-2014 ha registrato 111 esemplari — compresa la presente copia — presso collezioni pubbliche e private, confermando le ipotesi già avanzate.  L’opera è oggi rara, molto rara a trovarsi completa di tutte le carte peritestuali.

    Rarissime le fotografie vintage che ritraggono Dino Campana.

     Dettaglio

    Descrizione fisica

    In 16° (194 x 127 mm alla copertina), pp. [2] 273 [1]. — Brossura in carta gialla stampata in nero ai piatti e al dorso (titolo al piatto anteriore, il solo sottotitolo al centro della quarta di cop., al dorso «dino campana - canti orfici - l. 2,50» in maiuscoletto bastone). — Dorso brunito e con restauri conservativi; minime sfrangiature marginali ai piatti, lontane dal testo; interno fresco e pulito, qualche occasionale leggera fioritura; dedica autografa vergata in grande su più righe alla pagina dell’occhietto.

    La fotografia: lastra 60 x 40 mm, con margine bianco 89 x 67 mm; bordi frastagliati ad arte; lieve traccia di graffetta all’angolo sinistro-alto; nota autografa firmata di Manlio Campana al verso.

    Provenienza

    1· Biblioteca Giuseppe Bottai (1895-1959), Roma, come da invio autografo di Manlio Campana all’occhietto (prima pagina).

    2 · Collezione Lodovico Isolabella della Croce, Milano.

    Riferimenti

    Carlo Pariani, Vite non romanzate di Dino Campana scrittore e di Evaristo Boncinelli scultore (Firenze: Vallecchi, 1938)
    Gianni Turchetta, Dino Campana: biografia di un poeta (Milano: Feltrinelli, 2003)
    Lucio Gambetti e Franco Vezzosi, Rarità bibliografiche del Novecento italiano: repertorio delle edizioni originali (Milano: Sylvestre Bonnard, 2007)
    Giampiero Mughini, La Collezione: un bibliofolle racconta i più bei libri italiani del Novecento (Torino: Einaudi, 2009)
    Roberto Maini e Piero Scapecchi, L’avventura dei ‘Canti Orfici’: un libro tra storia e mito (Firenze: Gonnelli, 2014)
    Stefano Drei, Dino Campana: ritrovamenti biografici e appunti testuali (Faenza: Carta Bianca, 2014)

    [L. C.]